Contaminazioni musica.cibo0 evidenza

Published on giugno 3rd, 2015 | by Matteo Ludovisi

1

Quando il gusto del cibo incontra la musica

Il legame che unisce la musica al cibo ha sempre avuto un riscontro culturale e sensoriale piuttosto evidente. Si tratta di un “connubio perfetto”, già presente in antichità ed analizzato negli ultimi anni da svariati studi scientifici

Il legame che unisce la musica al cibo ha sempre avuto un riscontro culturale e sensoriale piuttosto evidente. Questo “connubio privilegiato” era già presente in antichità, quando gli etruschi ad esempio, organizzavano i loro banchetti celebrativi (funerari, propiziatori, conviviali) costantemente accompagnati da numerose combinazioni di suoni, musiche e danze tradizionali. Secondo alcune ricostruzioni storiche, i tavoli dei banchetti etruschi, coperti da tovaglie ricamate ed apparecchiati con ricchi vasellami di carni, ortaggi, frutta e grandi tazze d’impasto con il vino italico prodotto dalla vite vinifera silvestre, erano costantemente accompagnati dal suono di strumenti musicali e danze tradizionali: come le famose tibiae, i plagiaulos  ed i flauti di Pan la mitica Cetra e la lyra, le diverse trombe, i balli con crotali.
Ma la felice unione tra musica e cibo trova tantissime altre corrispondenze storiche. Se ne ha traccia, ad esempio, anche nella parodia dell’Odissea ad opera del Satyricon di Petronio con la “ Cena di Trimalcione” o nella stessa esperienza della liturgia missale, che diventa esaltazione cantata di un “pasto rituale”.

musica cibo

L’apoteosi dei convivi musicali si realizza soprattutto nelle sfarzose feste organizzate nelle corti italiane tra il ‘400 e il ‘600. Nel 1454, Filippo III di Borgogna fece il famoso “giuramento del fagiano” in un banchetto a Lilla, dove ascoltò musiche di Binchois e Dufay. Nel 1529, il Duca di Ferrara Ercole I d’Este, allestisce una cena luculliana con musiche di Alfonso della Viola, a margine di una rappresentazione de “La Cassaria” di Ariosto. E sono i cantanti, nel 1608, ad avere la scena del banchetto di nozze del Granduca di Toscana, Cosimo II, con Maria Maddalena, Arciduchessa d’Austria.
La storia è costellata di esempi in cui musica e gusto si incontrano per dare vita ad un perfetto “simposio sensoriale”. Si tratta di quel luogo ideale dove suono e cucina si fondono (diventando “complementari”) per esaltare completamente lo stato di piacere nelle percezioni individuali. Un aspetto, questo, non trascurato certamente dagli studi scientifici degli ultimi anni, dove è stato messo in evidenza, ad esempio, l’aumento dei livelli di dopamina (il ‘neurotrasmettitore del piacere’) nel cervello, attivati dall’ascolto di un brano musicale o dal gusto di un cibo particolarmente gradevole. Tra le varie ricerche, quella del “Neurological Institute and Hospital della McGill University” di Montreal e del “Centre for Interdisciplinary Research in Music, Media, and Technology“, sono riuscite ad analizzare, attraverso l’utilizzo di una semplice risonanza magnetica, la “risposta neurochimica” del cervello innescata dai processi di “assimilazione” di cibo e musica.

Ma non è tutto: secondo due recenti studi, rispettivamente dell’Università inglese di Oxford e dalla University of Arkansas (Stati Uniti), la percezione del gusto papillare sarebbe influenzata, in maniera più o meno marcata, dal genere musicale che si sta ascoltando. Si tratta, ovviamente, di una mera ipotesi, comprovata soltanto da alcuni studi a campione effettuati su determinati gruppi di volontari. Da queste ricerche, emergerebbe comunque un legame diretto tra la produzione di toni musicali “alti” e l’aumento di percezione dell’amaro e del salato, mentre il gusto del dolce verrebbe ulteriormente accentuato da toni musicali “bassi”. In altre parole, una musica leggera darebbe più rilievo al gusto dolce del cioccolato, mentre un suono più cupo e triste ne risalterebbe il suo sapore amaro.
Se da un lato è abbastanza evidente che della buona musica possa rendere piacevole un qualsiasi momento della giornata, compreso quello dei pasti, è tuttavia più probabile che non esista un tipo di melodia oggettivamente “ideale” per assaporare meglio il cibo. Ma forse una sintesi compiuta che descriva efficacemente lo speciale rapporto che lega la musica alla gastronomia, può essere spiegata “poeticamente” dallo stesso Gioacchino Rossini, che nella sua “seconda vita” parigina si dedicò molto alla gastronomia e alle questioni “mondane”: «Lo stomaco è il maestro di musica che infrena e sprona la grande orchestra delle grandi passioni; lo stomaco vuoto suona il fagotto del livore e il flauto dell’invidia; lo stomaco pieno batte il sistro del piacere e il tamburo della gioia».

(Matteo Ludovisi)

Tags:


About the Author



One Response to Quando il gusto del cibo incontra la musica

  1. Mahjong says:

    Ho aspettato molto tempo per leggere qualcosa di così bello e interessante.
    Grazie!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Back to Top ↑